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Referendum del 12 e 13 giugno: LE RAGIONI DEL SI

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REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO
LE RAGIONI DEL SI

Io sono un medico e questa sera dovrei occuparmi prevalentemente dell’aspetto medico legato alla costruzione delle centrali nucleari.
Ma è innegabile che vi è un concomitante aspetto politico sul perché qualcuno ritenga fortemente necessario approvvigionarsi di energia proveniente dal nucleare, piuttosto che dall’eolico o dal fotovoltaico, e che questi venga altrettanto fortemente contrastato da chi ritiene che questa fonte di energia sia costosa e pericolosa.
Ad eccezione della rete, è del tutto evidente che le notizie che ci vengono fornite, sono orientate ad amalgamare le opinioni o a far si che non si formino.


È opportuno quindi, attenersi ai dati statistici ed agli studi pubblicati per poter sviluppare un autonomo convincimento su cosa sia più giusto per il nostro futuro.
In Europa ci sono 197 centrali, 59 solo in Francia, 17 in Germania e 19 nel Regno Unito che ha sospeso il programma.
La Spagna nel 1984 ha decretato una moratoria sull'energia nucleare, rinnovata nel 1992. L'Austria ha abbandonato l'energia nucleare nel 1987 e la Germania nel 1989 avendo già deciso di abbandonare le centrali entro il 2020.
Gli Stati Uniti non hanno più costruito un reattore dal 1979, perché, per raddoppiare la produzione statunitense come molti sostengono che si debba fare costerebbe un migliaio di miliardi di dollari.

Per alimentare un reattore ci vuole l’uranio.
Secondo un rapporto elaborato dall'agenzia dell'OCSE per l'energia nucleare (AEN) e dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), pubblicato nel 1999, si stima che la quantità di uranio disponibile sul pianeta ammonti a 4 milioni di tonnellate. Nel 1998, nel mondo, il consumo annuale di uranio delle centrali nucleari è stato valutato pari a circa 60.000 tonnellate. A questo ritmo l'uranio sarà esaurito prima della conclusione di questo secolo.

Inoltre, secondo un rapporto della Commissione Europea, i paesi EU hanno soltanto il 2 % delle riserve di uranio del mondo, quindi saremmo costretti a comprarlo da chi ce l’ha, ed i costi, in pochi anni, sono passati da meno di 10$/lb del 2002 agli oltre 130$/lb di metà 2007, con un successivo calo attorno agli 85$/lb nel corso del 2008.
Queste centrali nucleari producono il 3% dell’energia totale, si prevede che per il 2025 questa quota arriverà al 10%, infatti, l'energia totale emessa dai reattori è cresciuta del solo 6 % negli ultimi dieci anni (meno dell'1% all'anno).

La scarsa rilevanza rispetto all’energia che si produce utilizzando il petrolio, annulla uno dei principali vantaggi dell’utilizzo del nucleare e cioè la mancata emissione di CO2 che è responsabile del buco dell’ozono e del conseguente effetto serra che provoca il riscaldamento del pianeta.
Infatti, per ridurre del 50% l’emissione di CO2, bisognerebbe costruire migliaia di centrali che farebbero esaurire l’uranio in 5 anni.
Un altro vantaggio è rappresentato da una maggiore stabilità politica ed economica che deriva dal minore acquisto di petrolio. E qui finiscono i vantaggi.

Vediamo ora quali sono gli svantaggi.
Per costruirle bisogna individuare dei siti il che porterà sicuramente a scontri con le popolazioni che vivono nei territori interessati.
L’Italia è un paese sismico e questo ha sicuramente un’influenza negativa.
La costruzione di una centrale non sembra attirare capitali privati per cui la costruzione dovrebbe avvenire con soldi pubblici.
Le società di assicurazioni rifiutano di assicurare i reattori.
Una centrale dura circa 30 anni, per costruirla ci vogliono almeno 10 anni, questo in un paese dove i tempi vengono rispettati.
Qualora si riuscisse a costruire degli impianti, subentrerebbero un’altra serie di svantaggi, la gestione degli impianti, il rischio di incidenti (imprevedibili, vedi il Giappone), lo smaltimento delle scorie che restano inquinanti per migliaia di anni e sono estremamente nocive per la salute.
Lo smantellamento dei reattori dopo il loro arresto definitivo è anch'esso un procedimento lungo e costoso, della durata di decine di anni. Ad esempio, il costo complessivo dell'arresto del reattore Eccellente-Phenix (Francia) è stato valutato in 2.4 miliardi di euro.
Tra gli svantaggi, ho tralasciato per ultimo l’impatto sulla salute.
Leucemia, cancro, sterilità, malformazioni, alterazioni genetiche, costituiscono i rischi maggiori.
Una recente indagine datata 2008, sugli effetti delle centrali nucleari sulla salute, e realizzata dall’Ente governativo tedesco per il controllo radioattivo, ha sottolineato una relazione diretta con un aumentato rischio di sviluppare tumori, soprattutto nei bambini con età inferiore ai 5 anni, nei quali è stata evidenziata un’incidenza maggiore di essere colpiti da leucemia: infatti, è stato osservato che i bambini che vivono entro 5 km dai reattori sono soggetti ad un incremento del 75% del rischio di contrarre una leucemia rispetto ai coetanei che vivono almeno a più di 50 km di distanza; tale incremento si riduce al 25% tra i bambini distanti dai 5 ai 10 km dai reattori, al 10% tra i 10 ed i 30 km, allo 0,5% tra 30 e 50 km.

I dati sono stati prelevati dagli studi epidemiologici di diverse università ed enti internazionali, tra cui l’Università Alcalà di Madrid, l’Icfr, l’Unità epidemiologica di Oxford e l’Ufficio Federale Tedesco. Le ricerche parlano chiaro, vi è una relazione lineare tra vicinanza alle centrali nucleari e rischio di tumori: più la propria abitazione è prossima a un reattore, e più l’esposizione è elevata, maggiore è il rischio di contrarre il cancro.

Non a caso i piani di evacuazione della popolazione durante il recente incidente avvenuto in Giappone, riguardava tutti coloro che abitano fino ad un raggio di 30 km dalla centrale.

Ma come è possibile? Gran parte del mondo scientifico, infatti, ha sempre sostenuto che l’assenza di incidenti comporta la piena sicurezza per gli impianti, progettati in modo tale da non permettere il rilascio di elementi radioattivi nell’atmosfera. Eppure le indagini decennali a Guadalajara, in Messico, dimostrano un aumento preoccupante di tumori che incrementa man mano che ci si avvicina alla centrale, con tassi elevati già a partire dai 30 chilometri di distanza. Lo stesso in Inghilterra, dove sono stati analizzati 15 reattori per scoprirne una triste relazione con la leucemia linfoide e la sindrome di Hodgkin. Non va meglio in Germania, dove entro i trenta km, sono stati ravvisati 1.592 bambini malati di leucemia su 4.735 sani. Cifre scioccanti, che ben rendono l’idea di come il nucleare attuale sia una vera e propria ipoteca sulla salute delle future generazioni. Si tratta, nell’ipotesi peggiore, di risultati che sfiorano il 60% in più di casi di tumore generico e il 77% in più di leucemia: una vera e propria emergenza sanitaria.

In conclusione, l'energia nucleare probabilmente non ha futuro. L'internazionalizzazione dei gruppi produttori di energia, l'apertura alla concorrenza e l'alta sensibilità ambientale presente nell'opinione pubblica dei maggiori paesi industrializzati, fa sì che oggi le energie rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico, abbiano le maggiori chances di fornire, già nel 2055 (secondo un rapporto dell'ONU), più del 50% del fabbisogno energetico del pianeta, senza inquinare l'atmosfera di gas e la terra di scorie nucleari.
In più il costo delle fonti rinnovabili, già inferiore in alcuni casi, è destinato a scendere sempre più col migliorare delle tecnologie.
E soprattutto senza ipotecare il futuro dei nostri bambini e dei nostri nipoti.

D'altro canto, i costi di costruzione di una centrale nucleare non sono facilmente prevedibili:
considerando 75 impianti statunitensi completati, si è constatato che i costi di costruzione totali effettivi sono stati di 145 miliardi di dollari contro i 45 previsti;
in India gli stanziamenti previsti inizialmente per gli ultimi dieci impianti sono aumentati del 300%. I costi dipendono strettamente dai tempi necessari, che da uno studio del Consiglio Mondiale dell'Energia (WEC) sugli impianti in costruzione nel mondo tra il 1995 e il 2000 sono risultati essere aumentati da 66 a 116 mesi. Questo sarebbe dovuto all'aumentata complessità degli impianti.

Il prezzo di un kWh nucleare ammonta in definitiva a circa 6,1 centesimi di euro, secondo prudenti stime del ministero dell'energia degli Stati Uniti, includendo anche una stima dei costi di confinamento delle scorie: si tratta di un prezzo molto superiore non solo a quello di un kWh a carbone o a gas, ma anche di quelli eolico e da biomasse. Per valutare questo dato, è necessario un più generale confronto coi costi di tutte le altre fonti energetiche alternative, soprattutto nel medio-lungo periodo.

Le centrali nucleari, malgrado non abbiano emissioni di fumi di combustione come le comuni centrali termoelettriche, rilasciano in atmosfera dosi di radioattività sotto forma di scarichi sia liquidi che gassosi: in particolare trizio, isotopi del cesio, del cobalto e dello stronzio; tali emissioni perdurano anche a distanza di decenni dalla chiusura degli impianti.

L’Italia ha una grande risorsa naturale che e’ il sole, una fonte energetica che durerà per i prossimi quattro miliardi di anni e che rappresenta una stazione di servizio sempre aperta che invia una quantità di energia diecimila volte superiore a quella che l’intera umanità consuma.
Nei giorni scorsi la Svizzera ha fatto volare da Zurigo a Bruxelles, il primo aereo ad energia solare.

Permettetemi un’ultima nota polemica.
Non voglio riferirmi al referendum sul legittimo impedimento, ma è insopportabile il silenzio sugli altri referendum, come se la questione della costruzione delle centrali nucleari o la privatizzazione dell’acqua possano essere argomenti caratterizzabili politicamente e da non sottoporre ad un giudizio sereno e personale svincolato dall’appartenenza politica.

Qualche mese fa’ in un eccesso di esaltazione, narcisismo e delirio di onnipotenza,
Berlusconi disse di voler sconfiggere il cancro, oggi vorrebbe costruire le centrali nucleari, temo che le due cose siano inconciliabili.


Nicola Raffaele Coviello

 

Commenti   

 
+1 #1 Pasqualino De Marco Y-m-d H:i
grazie Nicola, contribuo completo e corredato.... anch'io sono a favore del SI.
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