“L’importante è andare”
Non sopporto la corsa sul posto. Mi muovo, ma resto ferma nello stesso punto, sulla stessa mattonella, nessuna salita dolce o ardua. Sono cinque minuti che saltello su una mattonella della sala da pranzo, ma è arrivato il momento di aprire la porta e chiudermela alle spalle, andrò a correre su e giù per la città.
Sono le tre del pomeriggio, è una giornata di sole, nessuna nuvola in cielo e una piacevole brezza. Inizio a correre lentamente, consapevole che altrimenti mi fermerei dopo pochi minuti, tutta colpa del mio quotidiano pacchetto di Lucky Strike rosse da venti. Pochi metri, incontro il pasticciere sulla soglia del suo negozio: è un uomo sulla sessantina che lancia sguardi alle ragazzine; mi invita a prendere una crostatina appena sfornata, lo ringrazio e gli spiego che non posso fermarmi. Proseguo, attraverso la piazza: a quest’ora le panchine sono tutte occupate da anziani e badanti che approfittano della calda giornata di primavera per prendere un po’ d’aria; stanno per ore in silenzio a guardarsi attorno, a loro basta questo per star bene.
Devo attraversare la strada, ma un semaforo rosso m‘impone di fermarmi e per non fare la solita corsa sul posto, in attesa del verde, vado avanti e indietro… mi prenderanno per matta! Verde! Continuo a correre e non so dove sto andando, ma questa città è così grande e affascinante che ovunque mi porteranno le gambe andrà bene.
Ecco un parco! Una volta ci venivo spesso per godere del verde del prato e degli alberi, per sentirmi un po’ a casa. Niente asfalto o sampietrini, ora sotto i piedi ho della ghiaia. Alberi immensi, bambini che giocano a nascondino, un buffo signore che legge La Repubblica a testa in giù, ragazze che prendono il sole, cani felici, studenti che s’illudono di studiare, belle donne su una panchina che fumano in modo sensuale, baby sitter, dog sitter, mi fermo. Sotto un albero, nella parte sud del parco, c’è un ragazzo seduto sul prato: sembra avere un viso conosciuto, ma cerco di convincermi che sia solo qualcuno che gli somiglia. Devo continuare a correre, devo! Ho perso il controllo delle gambe, sono qui impalata, maledizione! E’ proprio lui, saranno 2 anni che non lo vedo: lo avevo conosciuto in una discoteca con musica vintage, mi trovavo lì quella sera per far contenta una mia amica, in quel periodo non mi andava molto di uscire. Abbiamo ballato insieme, incollati l’uno all’altro e da allora ripetuti incontri: lunghi e interessanti discorsi, baci alcolici, ore di passione, poi ognuno ritornava alla propria vita, doveva essere così. Un rapporto particolare il nostro: non ci si annoiava mai insieme, si ritornava ragazzini. E’ andata avanti così per diversi mesi, poi è partito per Parigi e chissà per quale strano motivo è qui, sotto un albero del parco non molto distante da casa.
Proprio davanti a me, sta leggendo un libro e sembra interessato, immagino sia qualcosa di Kerouac. Apre il suo zaino, tira fuori il suo pacchetto di Marlboro lights e accende una sigaretta, ha la sua solita espressione di sicurezza dipinta sul volto. Alza lo sguardo e mi vede, ormai immobile da qualche minuto. Nessuna parola, ci fissiamo per un po’, scoppiamo a ridere, ci abbracciamo.
Dall’ultima volta siamo cresciuti: non siamo più due universitari con la voglia di fare le cazzate del liceo, ma la voglia di starci vicini ora è più forte che mai. E’ già qualche ora che parliamo di tutto quello che è successo dall’ultima volta che ci siamo visti, ormai è buio, nel parco non c’è più nessuno. Stiamo facendo l’amore con gli occhi, il suo sguardo è ciò che di lui mi ha colpito quella sera: caldo, avvolgente, del sud. Mi accompagna a casa, sono felice.
Non mi piace la corsa sul posto e oggi sono uscita di casa per evitarla! Non sapevo neanche dove fossi diretta ed ho incontrato proprio lui che mi ripeteva sempre “L’importante è andare”.
Fuori c’è un mondo che ci aspetta! Se oggi fossi rimasta a casa tra una Peroni e una canna d’erba ad aspettare la fine di questa giornata, non lo avrei rincontrato. Chissà quante cose mi sono persa fino ad oggi: belle, tristi, devastanti, incoraggianti, in ogni caso perse. Non deve più accadere, non farò mai più una corsa sul posto.
Kina


bellissima!

